Mentana lascia il Tg La7 il 23 dicembre: l’addio che apre il caso successione e la domanda sul futuro

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Enrico Mentana, La7
Il 23 dicembre, ultimo giorno di lavoro di Enrico Mentana a La7 dopo sedici anni di direzione del notiziario - Credits La7 (dovevedere.tv)
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Enrico Mentana lascia il Tg La7: l’annuncio è arrivato nella serata di sabato 24 ottobre, dal palco del premio Marchiaro ad Alessandria, e ha una data precisa: “Lascio il Tg La7 il 23 dicembre”, ha detto il giornalista aggiunendo poi con una sferzata di ironia, di voler “passare il Natale in famiglia”. Il 23 dicembre 2026 sarà dunque il suo ultimo giorno alla conduzione del telegiornale che guida dal 2010 e con qualche giorno di anticipo rispetto alla chiusura naturale del suo contratto, firmato fino al 31 dicembre.

La notizia chiude una fase lunga sedici anni e apre due domande che per ora restano senza risposta ufficiale: chi prenderà il suo posto e dove sarà Mentana dopo Natale. Al moderatore che gli ha chiesto di un possibile ritorno a Mediaset il giornalista non ha risposto; sul futuro si è limitato a dire che prima viene il Natale, poi il Capodanno.

Cosa ha detto Mentana e cosa sappiamo del contratto

La motivazione dichiarata è quella pubblica e leggera del Natale con la famiglia: non sono stati forniti altri motivi, personali o professionali, nel momento dell’annuncio. Non ci sono, al momento, comunicazioni ufficiali dell’azienda sul tema. In realtà era da tempo che la voce della conclusione del lungo rapporto tra Mentana e l’ammiraglia delle reti di Urbano Cairo si era diffusa con molta insistenza.

Nella stessa occasione Mentana ha parlato anche di informazione e politica. Ha osservato che i telegiornali sono seguiti soprattutto da un pubblico prevalentemente anziano e che i giovani ormai si informano altrove, soprattutto on line. Mentana ha criticato i talk show per la mancanza di confronto vero tra le posizioni e ha commentato i recenti cortei, collegandoli all’esempio francese e al disagio sociale. Sono dichiarazioni che fanno da sfondo all’annuncio ma che certo non spiegano da sole la decisione.

La pensione può attendere

In diverse occasioni Enrico Mentana aveva lasciato intendere di non avere alcuna intenzione di chiudere con la sua esperienza professionale: “So di poter fare ancora molto e comunque ho voglia di nuove sfide” aveva dichiarato qualche mese fa, aprendo alle voci di un possibile addio a La7.

Al momento le possibilità sono tutte sul tavolo: quelle di un ritorno in Rai, che aveva lasciato per assumere la direzione di Canale È o quella di un ritorno a Mediaset dove l’attuale dirigenza della rete sarebbe molto favorevole a un suo coinvolgimento, soprattutto in veste di conduttore.

C’è poi l’incognita WDB-Discovery – oggi Skydance – che non ha un vero e proprio telegiornale ma guarda a un nome importante da sfoggiare proprio all’indomani della clamorosa fusione tra Warnder Bros, Discovery e Paramount.

Enrico Mentana La7
Aria di cambiamenti e novità per Enrico Mentana – Credits La7 (dovevedere.tv)

Il contesto: l’invito di Cairo e le parole di maggio

Per capire il peso dell’addio vanno ricordate due uscite precedenti. Alla presentazione dei palinsesti a Milano, Urbano Cairo aveva espresso pubblicamente grande stima e una lunga amicizia nei confronti di Mentana, dicendosi felice di averlo in rete.

Qualche mese prima, a maggio, al Festival della tv di Dogliani, il direttore aveva detto che La7 era diventata “una nuova Rai3” ma senza il contesto di una Rai1 o una Rai2 accanto, e che non tutti gli ospiti si sentono a casa nei suoi programmi. Parole che oggi vengono rilette alla luce dell’annuncio, ma che restano dichiarazioni di allora, non un motivo ufficiale dell’addio.

Una carriera tra Rai, Fininvest e La7

Periodo Tappa
1980 Entra in Rai, alla redazione esteri del Tg1
Anni Ottanta Inviato e conduttore del Tg1, poi vicedirettore del Tg2
1991 Passa a Fininvest
1992-2004 Dirige il Tg5, il primo telegiornale di Canale 5
2010 Inizia alla guida del Tg La7
23 dicembre 2026 Ultimo giorno alla conduzione del Tg La7

 

Il percorso racconta bene perché la sua uscita pesi. Mentana è uno dei pochi giornalisti italiani ad aver costruito un’identità riconoscibile su tre reti diverse: dalla Rai delle origini al Tg5, di cui è stato il primo direttore, fino a una La7 che con lui ha costruito la propria informazione più riconoscibile.

La successione: nessun nome, molte incognite

Al momento non è stato indicato nessun successore e non è chiaro se Mentana lasci soltanto la conduzione o anche la direzione della testata. Sono i due punti su cui La7 dovrà prendere posizione nelle prossime settimane. Il calendario sarebbe stretto: dall’annuncio all’ultimo giorno di conduzione passano meno di due mesi, durante i quali il telegiornale dovrà costruire il passaggio senza scosse.

Sul futuro del giornalista circolano ipotesi, compresa quella di un ritorno a Mediaset, ma nessuna è stata confermata e Mentana non ha risposto a chi gliel’ha chiesto. Qualunque lettura, oggi, resta una lettura.

Cosa perde La7: il telegiornale delle 20 e le maratone

Il tema, prima ancora che umano, è industriale. Il Tg La7 delle 20 è da anni il perno dell’informazione della rete, e l’identificazione tra il telegiornale e il suo conduttore è totale. Con lui se ne va anche il volto delle maratone elettorali e delle lunghe dirette sui grandi fatti di cronaca e di politica, un format che La7 ha costruito proprio attorno a lui e che ha fatto della rete un riferimento nelle serate decisive.

Il punto è capire se quella formula sia replicabile senza di lui. Un telegiornale cresciuto attorno a un solo volto ha un vantaggio, perché fidelizza, e un rischio, perché lega la percezione di autorevolezza a una persona. La scelta del successore dirà molto sulla strategia di Cairo: una figura di continuità, un volto interno, un cambio di impostazione.

L’analisi: perché il timing dice più delle parole

Annunciare l’addio da un palco, a quasi due mesi dall’ultimo giorno, è una scelta di tempi che lascia a La7 il margine minimo per riorganizzarsi e, allo stesso tempo, mette tutta l’attenzione del pubblico sull’ultimo capitolo. Il tono scelto, ironico, sulla famiglia e sul Natale, è funzionale: evita lo scontro, tiene aperto il rapporto con l’editore e non scopre le carte sul dopo.

La seconda lettura è sul peso delle parole di maggio. Se la linea editoriale fosse davvero un fattore, l’addio sarebbe anche un segnale politico-editoriale su dove La7 voglia andare; se invece fosse solo la scadenza naturale di un ciclo, la rete avrebbe comunque il compito di dimostrare di poter reggere senza il suo volto simbolo. In entrambi i casi la partita vera si gioca dopo il 23 dicembre.

Per i telespettatori, intanto, il calendario è semplice: restano circa otto settimane di Mentana alla guida del Tg La7. Per il resto, la risposta a tutto passa da due annunci che ancora non ci sono: il nome di chi prende il suo posto e la destinazione di chi se ne va.

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